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06
NOV
2008

CAMPAGNOLO: LA STORIA CHE HA CAMBIATO LA BICICLETTA

In occasione di EICMA 2008 Paolo Facchinetti e Guido Rubino hanno presentato il libro dedicato all'azienda Campagnolo: La storia che ha cambiato la bicicletta, edito da Bolis Edizioni in Italiano e da Velopress in inglese. Il libro, disponibile on line e nelle librerie, racconta l'evoluzione dell'azienda attraverso le invenzioni, le innovazioni e i grandi campioni che hanno utilizzato i componenti Campagnolo, dallo sgancio rapido al primo cambio Gran Sport, dal primo Record alla gamma attuale. A presentarlo Gino Cervi della Bolis Edizioni che lo definisce un libro con due anime: una storica narrata da Paolo Facchinetti e una sportivo-tecnologica, diretta da Guido Rubino. "La parte buona del ciclismo, afferma Cervi nella sua introduzione, unisce passione e tecnologia. E' uno sport che va per le strade ed ha un forte legame con la storia. Lo stesso è per Tullio, un uomo di strada e al contempo un genio industriale, che seguiva personalmente i suoi campioni ad ogni gara".

La storia che ha cambiato la bicicletta
Alla presentazione erano presenti Valentino Campagnolo e Vittorio Adorni, un grandissimo del ciclismo che ha corso negli anni '60 e ha conosciuto da vicino Tullio Campagnolo. "Tullio era una persona straordinaria", racconta Adorni. "Alla fine di ogni gara, andava a parlare con i meccanici, per capire cosa si poteva migliorare". Paolo Facchinetti, coautore con Guido Rubino, confessa che quando gli è stato proposto da Bolis Edizioni di scrivere questo libro, era indeciso. Abituato a raccontare la storia di grandi campioni, gli era difficile pensare di raccontare la storia di un'azienda e di una persona - Tullio Campagnolo - che non faceva sport in modo agonistico, ma contribuiva a farlo. Gli è bastata una prima ricerca per rendersi conto della straordinarietà di Campagnolo e con lui dell'azienda che aveva saputo creare.




L'uomo
"Mi sono emozionato" racconta Facchinetti, "nello scoprire il personaggio Tullio Campagnolo. La cosa che mi ha più stupito è stato sentire giudizi esclusivamente positivi su di lui. Non mi era mai successo prima". Chi aveva conosciuto Tullio, lo stimava moltissimo. Fiorenzo Magni lo definiva un fuoriclasse della meccanica, ma nel settore lo si sentiva chiamare il Ferrari della bicicletta o il Leonardo da Vinci. "Sono tutte iperboli" spiega Facchinetti, "che danno la misura della personalità e della capacità di quell'uomo straordinario". Claudio Gregori, giornalista della Gazzetta dello Sport e grande appassionato di ciclismo, lo definisce un Dedalo. Un creatore. "Tullio Campagnolo nacque in un Veneto poverissimo devastato dalla Grande Guerra" racconta Gregori, "ed è riuscito ad emergere semplicemente lavorando con le mani". In quel periodo si stavano diffondendo molti cambi: il Nieddu, il Simplex ma anche cambi italiani, come il Dux, nato a Torino nel 1934 in piena epoca fascista. Campagnolo ha saputo vincere la concorrenza con la forza della sua passione per il ciclismo e della sua incredibile capacità inventiva, imponendo la semplicità e la genialità dei suoi prodotti.

L'inventore
"Campagnolo viaggiava molto" spiega Facchinetti, "e da ogni viaggio tornava con una nuova idea: il cavatappi, l'aprinoci, il Campastira". Racconta Facchinetti: "Alberto Masi ha assistito in diretta alla nascita dell'idea del Cavatappi Campagnolo: erano a cena e si doveva stappare una bottiglia di vino. Allora le bottiglie si stappavano reggendole tra le ginocchia e levando il tappo a forza di braccia. Ma in quell'occasione Tullio non ci riuscì e come sul Croce d'Aune disse - Qui bisogna cambiare qualche cosa". Due settimane più tardi nasceva il cavatappi a due leve. "Quello che davvero mi sorprende" confessa Facchinetti, "è che Tullio non si accontentava, come avremmo fatto noi, di dire che c'è qualcosa da migliorare. Lui, semplicemente, trovava il modo per farlo".

Il genio
"La genialità di Campagnolo, argomenta Guido Rubino, coautore del libro che ha curato la parte più strettamente tecnologica "è la semplicità di un cambio che funzionava. All'inizio del 1900, prima di Campagnolo, esistevano già dei prototipi di cambio, ma erano complessi, macchinosi e pesanti. Tullio Campagnolo ha saputo creare un cambio efficace, leggero e funzionale, vincendo la concorrenza dell'epoca e mantenendo fede nel corso degli anni a questa filosofia: semplicità e genialità". "..e Valentino Campagnolo, prosegue Facchinetti, "è riuscito a prendere in mano l'azienda, facendo delle cose straordinarie e mantenendo il prestigio del marchio Campagnolo". "Per me Campagnolo è come i fratelli Wright", conclude poeticamente Gregori. "I Wright hanno trasformato la bici in aereo, Campagnolo l'ha fatta volare".




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