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Dalla strada al Gravel: a tu per tu con Nathan Haas

12 maggio 2022
Dalla strada al Gravel: a tu per tu con Nathan Haas

L’ex fuoriclasse del ciclismo su strada ha intrapreso la via del gravel nel 2022. Campagnolo scambia quattro chiacchiere con l’atleta australiano per parlare di nuovi orizzonti, percorsi spettacolari e podcast.

Nathan Haas ha gareggiato a livello professionistico per dodici stagioni prima di chiudere con la sua carriera su strada alla fine del 2021. Nel corso di quel periodo ha conseguito risultati considerevoli nell’ambito del ciclismo a livello mondiale, tra cui la vittoria del Tour of Britain.

Ma, adesso, lo sguardo di Haas è rivolto verso il gravel.

Quali sono le ambizioni del trentatreenne australiano ora che si è dedicato al mondo della ghiaia? È giunto il momento di scoprirlo.

 

 

Quali sono i tuoi impegni sul gravel per il 2022?

Prenderò parte alla Coppa del mondo in Australia il 16 maggio prima di affrontare la Unbound Gravel, la Belgian Waffle Ride e la Gravel Adventure in Polonia (Coppa del mondo UCI) nel mese di giugno.

Poi è il turno della Sa Costa Brava e della The Rift in Islanda a luglio, seguite dalla Steamboat Gravel negli Stati Uniti, dalla Gravel, Grit 'n Grind in Svezia e dalla Houffa Gravel in Belgio (Coppa del mondo UCI) ad agosto.

Parteciperò a ulteriori appuntamenti per la Coppa del mondo nel corso del mese di settembre in Italia, nei Paesi Bassi, in Spagna e negli Stati Uniti, prima dell’inizio dei Campionati del mondo a ottobre.

 

 

In che misura è cambiato il tuo allenamento e la tua esperienza in bicicletta da quando hai cominciato a dedicare più tempo al gravel?

Il cambiamento è stato evidente, ma il divertimento non è mai mancato. Una delle più grandi differenze è stata allenarsi per alcuni degli eventi con distanze importanti; basti pensare che la gara più lunga per cui mi allenavo in passato era la Milano-Sanremo.

Ora è tutto un altro paio di maniche. Sto cercando di concentrarmi sugli scenari di gara, su come gestire i rifornimenti, le forature e via dicendo.

La mancanza di un supporto logistico richiede una preparazione mentale adeguata.

 

 

Puoi raccontarci in che modo la componentistica Campagnolo ti avvantaggia durante le tue corse gravel?

Beh, non è una novità quanto io straveda per il gruppo Ekar. Dico sul serio, è letteralmente il migliore. Adoro la semplicità e l’efficienza che lo contraddistinguono.

L’1x ha molto più senso offroad, offre una migliore efficacia. E ora, con la gamma delle 13 velocità e il pignone più piccolo da 9 denti, l’assortimento di rapporti che ho a disposizione è pazzesco.

Per non parlare dei freni: l’impianto frenante a disco Campagnolo frena come nessun altro.

 

 

Qual è il tuo percorso gravel preferito?

Il mio percorso gravel preferito? Non penso di averlo ancora trovato. È difficile dare una risposta, in quanto ogni Paese è caratterizzato da diversi tipi di terreno e dalle proprie caratteristiche naturali.

Amo pedalare tra le colline di Adelaide in Australia e le colline nei pressi di Siena, farmi strada lungo imponenti passi alpini e attraversare vaste distese di deserto.

Un giorno credo che saprò rispondere a questa domanda, ad ogni modo per il momento sono felice di scoprire quanto più mi è possibile.

 

 

Hai recentemente pubblicato la seconda serie del podcast Gravelog. Puoi raccontare qualcosa in merito ai tuoi potenziali ascoltatori?

Condividere la mia esperienza mentre mi faccio strada in questa disciplina completamente nuova, assorbendo e apprendendo tutto ciò che posso, è proprio quello che mi compete.

La mia chiacchierata con Amy Charity della Steamboat Gravel è stata straordinaria: si tratta del primo episodio della seconda stagione e credo che sia il mio preferito al momento.

 

 

Pedali ancora molto su strada?

Circa il 50% del mio allenamento avviene su strada. Molti degli amici con cui mi alleno nel luogo in cui vivo sono ciclisti su strada professionisti, di conseguenza non è facile convincerli a venire a fare gravel con me. Sono davvero fortunato a poter utilizzare ancora Campagnolo su strada.

Nel corso degli ultimi due anni a livello professionistico ho gareggiato con i componenti Campagnolo e sarebbe stata dura passare a qualcos’altro. Di Campagnolo ci si innamora, punto.

Sulla mia Colnago V3RS utilizzo il gruppo completo Super Record EPS abbinato alle ruote Shamal Campagnolo. È una bicicletta da sogno.

 

 

Qual è il ricordo della tua carriera su strada a cui sei più legato in assoluto?

Serbo tantissimi ricordi meravigliosi, in bicicletta e non solo, ma penso che il ricordo che non potrò mai dimenticare sia stato la vittoria della Japan Cup nel 2014.

Era la fine della stagione, il Giappone è uno dei miei luoghi preferiti al mondo e io mi trovavo in compagnia di ottimi amici. Sì, quegli amici erano i miei compagni di squadra, ma si potrebbe chiedere di meglio di Steele Von Hoff, Dan Martin e Phil Gaimon?

Ricorderò per sempre anche i giorni successivi alla competizione, il bar-karaoke a Tokyo con Phil, i fan spettacolari che abbiamo trovato in Giappone. Insomma, sono passati quasi dieci anni, ma mi sembra come se fosse ieri. Spero tanto in una Coppa del mondo gravel ambientata in Giappone il prossimo anno!

 

 

Per concludere, pensi che la nuova UCI World Gravel Series avrà un impatto sullo sport?

Questo è un tema molto dibattuto! Ci sono sempre pro e contro in merito a questioni come la crescita di uno sport, ma io sono pienamente convinto che uno dei grandi vantaggi della serie UCI è che stia avvicinando gran parte del resto del mondo al di fuori degli Stati Uniti alle competizioni gravel di alto livello.

Quando ho deciso di passare al gravel, mi chiedevo se avrei trascorso molto più tempo negli Stati Uniti. Ma la mia famiglia si trova in Europa, e avendo un bambino, dovevamo essere realisti.

Ora che la UCI Series ha appuntamenti in tutto il mondo, saranno sempre più gli atleti da non sottovalutare provenienti da ogni angolo del globo.

 

 

Scopri il gruppo gravel Campagnolo Ekar e le nuove ruote gravel Campagnolo Levante.

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