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Cinque scalate storiche del Tour de France

27 luglio 2022
Cinque scalate storiche del Tour de France

Campagnolo fa un giro sulle montagne della Francia per accompagnarvi nelle scalate più memorabili – e brutali – del Tour de France.

Il Tour de France è appena terminato, accendendo ancora una volta l’immaginazione dei ciclisti amatoriali di tutto il mondo.

La splendida campagna francese, le strade lisce, i campi di girasoli, il sole fonte di tutte le forme di vita e, naturalmente, le montagne – cosa ci impedisce di cominciare a sognare più in grande, allenandoci di più, pensando che forse il 2023 (o anche prima) sarà il momento di ritagliarci il nostro pezzo di storia nel Tour completando una delle scalate più famose della Grande Boucle?

Con questa premessa, noi qui in Campagnolo abbiamo deciso di accompagnarvi su alcune delle salite più leggendarie che hanno illuminato la storia del Tour.

 

1 ALPE D’HUEZ

 

 

Probabilmente la scalata più famosa – e famigerata – nella storia del ciclismo. Nel 1986, fu qui che Bernard Hinault ebbe la meglio su Greg LeMond – e Campagnolo – conquistando la vittoria.

Sebbene avesse in precedenza affermato che sarebbe stato il suo compagno di squadra ad aggiudicarsi il Tour de France, dopo la tappa Hinault sembrò dimenticarsi rapidamente di questa sua affermazione, suggerendo che, in realtà, aveva ancora la possibilità di vincere il titolo assoluto.

Nonostante la numerose recriminazioni, alla fine fu l’americano a conquistare la prima delle sue tre vittorie al Tour. Quel giorno, LeMond e Hinault iniziarono la tappa dalla città di Le Bourg-d’Oisans.

Sicuramente un buon punto di partenza, in quanto le possibilità di soggiorno sono molteplici. (È anche possibile trascorrere l’intera giornata in bicicletta seguendo il percorso del 2022, da Briancon all’Alpe d’Huez. Tenere tuttavia presente che in questo caso bisognerà affrontare salite hors-categorie quali il Galibier e la Croix de Fer.)

 

 

Per quanto riguarda l’Alpe d’Huez, si tratta di un’ascesa di 13,8 km con una pendenza media dell′8,1%. L’inizio dell’ascesa è brutale con una pendenza del 10% nei primi 2 km. È qui che bisogna affrontare il primo dei 21 tornanti.

Se prestate attenzione, noterete la segnaletica che denota il numero del tornante in ordine decrescente, da 21 a 1.

E ogni battaglia ha avuto un vincitore in cima all’Alpe d’Huez, a partire da Fausto Coppi che utilizzava già componenti Campagnolo nel 1952, quando il Tour si concluse per la prima volta su questa durissima vetta.

Selezionate una marcia sul vostro gruppo Campagnolo che vi consenta di sostenere il giusto ritmo sulle pendenze iniziali di 8-11,5%, fino al km 11 quando, con la stazione sciistica ormai in vista, potrete cambiare marcia per affrontare una pendenza più “morbida”, del 5%.

 

2 COL DU TOURMALET

 

 

L’intimidatorio Tourmalet, che si staglia nel bel mezzo dei Pirenei, fu la prima grande montagna a essere introdotta nel percorso del Tour de France, nel 1910. Con i suoi 2.115 m di altezza, l’atmosfera sulla vetta è rarefatta e l’ossigeno scarseggia.

Ma questo di certo non impaurì il corridore Campagnolo Tadej Pogačar che conquistò il Tourmalet nel 2021, in rotta verso la vittoria di tappa a Luz Ardiden. È possibile scalare la montagna da entrambi i pendii, che presentano difficoltà simili.

Ma qui ci concentreremo sulla scalata da Luz-Saint-Sauveur a ovest, in quanto in questo centro troverete tutto ciò di cui avete bisogno: alloggi, negozi di alimentari e, se necessario, anche un negozio di noleggio di biciclette. L’ascesa di 19 km, con una pendenza media del 7,4%, culla il corridore in un falso senso di sicurezza con una prima frazione che non raggiunge il 4%.

Ma questa illusione sfuma immediatamente quando la pendenza, inesorabilmente, si inasprisce, toccando punte dell’8%.

 

 

Una volta vicino alla cima e sopra la linea degli alberi, dove il paesaggio rigoglioso si trasforma in un desolata visione brulla e rocciosa, tocchiamo il 9% prima dell’ultimo chilometro, che ci tortura crudelmente con la sua punta del 10%.

Ci auguriamo che la vista del famoso monumento e del caffè sulla cima sarà sufficiente a darvi la benzina necessaria per portare a termine l’impresa.

È possibile seguire le orme di Pogačar cimentandosi con il percorso del 2021, che copriva 130 km da Pau a Luz-Ardiden e presentava l’ascesa del Tourmalet al 94° km.

 

3 LA PLANCHE DES BELLES FILLES

 

 

La Planche des Belles Filles nei Vosgi, un nuovo arrivato nel Tour de France, ha fatto la sua prima comparsa nel 2012.

Dal suo debutto, è stato inserito nel percorso del Tour sei volte, tra cui l’edizione di quest’anno dove Pogačar, utilizzando il suo gruppo Campagnolo Super Record EPO e le ruote Bora WTO per il massimo effetto, ha conquistato la vittoria di tappa.

Il fenomeno sloveno ha vinto qui anche due anni fa, in occasione di una cronometro ormai passata alla storia.

La difficoltà dell’ascesa non deriva dalla quantità, ossia il chilometraggio – la salita è lunga solo 5,9 km – ma dalla qualità, in quanto la pendenza media dell′8,5% è punteggiata da debilitanti tratti ripidi, a partire dalla rampa iniziale del 14% per diverse centinaia di metri.

Ingranate la marcia più bassa possibile fin dall’inizio, in vista di ulteriori frazioni che toccheranno il 12%.

 

 

La soffocante sensazione è accentuata dai boschi che fiancheggiano le strade, e l’unica vista è spesso solo il tratto di asfalto bollente davanti a noi.

Per fortuna, il panorama che si ammira dalla vetta giustifica l’enorme sforzo che bisogna compiere per superare il 20% di pendenza conclusivo. Se pedalate con i vostri amici e fan di Campagnolo sui Vosgi, perché non vi cimentate in una cronometro sulla Planche des Belles Filles per imitare le imprese di Pogačar nel 2020?

 

4 MONT VENTOUX

 

 

Mettetevi seduti prima di iniziare a leggere i dettagli di questa ascesa ... Il Mont Ventoux, detto anche il Gigante della Provenza, riempie di terrore anche il più performante dei ciclisti.

La salita è lunga 21,5 km con una letale pendenza media del 7,6%. Quando il leggendario corridore Campagnolo Eddy Merckx vinse la tappa del Ventoux nel 1970, sembra che in vetta abbia esclamato: “No, è impossibile!”

Poco dopo, crollò a terra, sfinito.

Tre strade diverse conducono alla cima del Ventoux, anche se probabilmente la sfida più dura è quella presentata dal percorso sul lato meridionale. Iniziate dalla città di Bedoin, ammirando i meravigliosi vigneti e frutteti lungo la strada.

 

 

Quando i cedri prendono il posto dell’uva, avremo percorso circa otto km con una pendenza del 10,7%. Il gradiente continua a “grattare” fino a raggiungere un doloroso 9% circa sul tratto finale.

Sperate solo che sia una bella giornata di sole per godere delle meravigliosa e ampia vista su Marsiglia e i Pirenei.

 

5 COL DU PORTET

 

 

 

Come La Planche des Belles Filles, il Col du Portet è un’altra recente aggiunta al circuito del Tour, e ha fatto la sua prima apparizione nel 2018.

È stato reinserito nel percorso nel 2021, quando Pogačar si è aggiudicato nuovamente la vittoria.

Per molti, questa è l’ascesa più dura dei Pirenei: copre 16,1 km a partire da Saint Lary Soulan, con una pendenza media dell′8,7% e un dislivello di quasi 800 m - da 1.409 m alla vetta a quota 2.208 m. Queste statistiche lo piazzano davanti al Tourmalet come il passo più alto dei Pirenei francesi.

Le due sezioni dell’ascesa drenano le riserve di energia, ma è la prima metà a essere la più ripida con lunghi tratti tra il 10 e l′11%. Ma non c’è molto tempo per prendere fiato, poiché la pendenza media della seconda frazione si spinge oltre l′8% e termina con un tratto del 10,2%, ad alta quota.

Se volete emulare ancora una volta le gesta di Pogačar, partite da Muret e avventuratevi lungo il percorso di 177 km fino a Portet, che il corridore del team UAE Emirates ha percorso nel 2021.

 

 

© TDW / Getty Images  

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