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Incontro ravvicinato e personale con Nathan Haas

13 settembre 2022
Incontro ravvicinato e personale con Nathan Haas

Una breve chiacchierata con la star del gravel Nathan Haas, che ci racconta della sua bella vittoria in Islanda, dell’ossobuco e di come ha fatto colpo sugli amici con il suo cavatappi Campagnolo.

Al termine della stagione 2021, l’australiano Nathan Haas ha appeso al chiodo le sue scarpette di corridore su strada passando al settore ciclistico in più rapida ascesa: il gravel.

Ed è anche passato dal big dream con Campagnolo e la Cofidis a un sogno ancora più big con la componentistica per il gravel Campagnolo, leader a livello mondiale.

Abbiamo parlato con il 33enne l’ultima volta all’inizio di maggio.

Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora...

 

 

Come sta andando la stagione e come ti trovi con l’attrezzatura specifica per il gravel di Campagnolo?

 

Quest’anno usare componenti Campagnolo è stato un grande vantaggio. La Levante è una ruota gravel pura con il canale interno che fa la differenza in termini di guidabilità. Grazie al modo in cui è stata progettata, assorbe gli urti del terreno e ammortizza l’intera esperienza.

Quando partecipi a eventi come Unbound [dove Nathan si è classificato 26°] che possono durare fino a 10 ore, avere una ruota che lavora con te e aiuta il tuo corpo a sopportare urti e vibrazioni per un tempo così lungo è un enorme vantaggio.

E il gruppo Ekar è il migliore in circolazione.

In Islanda, alla gara gravel The Rift di qualche settimana fa, che ho vinto, abbiamo attraversato tanti fiumi con fango, pietrisco, sabbia e neve.

 

 

Molti corridori utilizzavano gruppi con due corone e un deragliatore e, a metà gara, dovevano infilarci dentro le dita per rimuovere fango e detriti. Io no. Il gruppo è inoltre dotato di tutte le velocità di cui ho bisogno, 13 opzioni che iniziano con un pignone da 9 in basso e da 42 in alto. È un sistema perfetto.

Per quanto riguarda i freni, sono impareggiabili.

In Colorado, dove ho corso di recente, a Steamboat [classificandomi al 10° posto], abbiamo dovuto affrontare alcune discese velocissime ed è stato un enorme vantaggio poter frenare molto più in ritardo rispetto agli altri.

Puoi sorpassare decine di altri rider in una sola curva quando loro iniziano a frenare... e io non devo farlo!

 

 

Le ruote Levante sono state lanciate all’inizio di quest’anno. E tu hai dato una mano al lancio?

 

A marzo ci siamo recati in Sicilia e precisamente sull’Etna. Nevicava, il tempo era grigio... ed è stata una delle esperienze più epiche della mia vita. Sono andato con un’enorme troupe cinematografica, tra cui un produttore e un regista straordinari e molti aiutanti italiani che ci hanno offerto caffè e tante deliziose leccornie nel corso delle riprese.

Scalare uno dei vulcani attivi più alti del mondo è stata un’esperienza davvero straordinaria. Il terreno è morbido, duro e tagliente allo stesso tempo. La salita è spietata.

Ho trascorso due giorni in sella, lottando contro le intemperie. Poi, nella tarda serata del secondo giorno, abbiamo oltrepassato la linea delle nuvole.

Lassù era incredibilmente bello e soleggiato e un drone mi ha seguito mentre pedalavo intorno ad alcuni crateri.

 

 

Quando abbiamo finito, l’intera troupe e il team si sono seduti e hanno capito che avevamo girato qualcosa di veramente bello. Pensiamo che il filmato faccia davvero giustizia alla ruota Levante, così pulita, bella ed epica.

È stato davvero magico.

[Potete vedere di cosa Nathan stia parlando qui]

 

Come sta andando il tuo podcast Gravelog?

 

Il mio podcast finora ha avuto un grande successo, anche se ci siamo presi una pausa in occasione del Tour de France perché c’erano tanti altri programmi sul ciclismo. Ma abbiamo diversi fantastici ospiti nel palinsesto.

Non voglio svelare troppi particolari, ma avremo alcune celebrità appassionate di gravel che non fanno parte del mondo del ciclismo. Intervisterò inoltre alcuni rider gravel emergenti, sia australiani sia europei.

E c’è un ex rider del World Tour che ha partecipato a Dancing With The Stars, e questo potrebbe essere un indizio. Saranno trasmessi la settimana prossima o tra un paio di settimane.

 

 

Tutti i ciclisti amano la bicicletta e il cibo. Qual è la tua dieta quotidiana?

 

Ritengo che mangiare “pulito” usando veri alimenti sia la chiave per una buona salute, anche se non penso di essere un buon cuoco. La mia compagna è molto più brava a preparare i piatti più complicati e gustosi. Io mi concentro sugli ingredienti biologici, proteine e olio d’oliva di buona qualità.

 Il mio piatto preferito è italiano: l’ossobuco. Il mio piatto di pasta preferito sono le trofie al pesto, i pizzoccheri o il cacio e pepe, classica ricetta romana.

Mi piace anche il vino italiano e il mio preferito è quello veneto. Tra i vini spagnoli, mi piace il Priorat. Sono un po’ più leggeri. Ma sono anche un fan dei vini australiani. Vini rossi corposi, dai forti sapori.

È stato divertente quest’anno in quanto mi hanno regalato un cavatappi Campagnolo. Faccio sempre colpo sui miei amici quando lo tiro fuori dal cassetto. È così grande e incredibile.

 

 

Cosa ci dici della tua alimentazione durante un evento?

 

L’alimentazione per le competizioni gravel è molto diversa da quella per le competizioni su strada, perché non ci sono vetture di supporto. O punti di ristoro. Quindi devi portare tutto con te. Nelle gare più lunghe, come Unbound, ho uno zaino idrico e le tasche laterali sono piene; mi sento come un cavallo da soma.

Per quanto riguarda l’alimentazione, in bici mi limito ai gel e ai drink integratori a base di carboidrati. Nelle competizioni gravel, non ci sono in genere tratti poco impegnativi in cui è possibile consumare barrette o panini. A causa dell’intensità della corsa, c’è solo tempo per consumare gel.

Inoltre, la tecnicità del gravel non consente di tenere le mani lontane dal manubrio a lungo.

 

 

Hai avuto la possibilità di cimentarti con il bikepacking?

 

Non ancora, perché siamo in stagione di competizioni e il bikepacking non è molto compatibile con il mio allenamento. È una bella parte del gravel, ma al momento mi devo focalizzare sulla super-qualità nel mio training. Ma è una cosa che mi piacerebbe fare.

Sogno di andare in bicicletta dal nord dell’Australia, a Darwin, fino ad Adelaide. E mi piacerebbe percorrere il Cammino di Santiago di Compostela in Spagna.

Sarebbe un’esperienza davvero spirituale e rientra sicuramente nei miei progetti futuri.

 

 

 

Per concludere, hai qualcos’altro da aggiungere sulla tua esperienza gravel?

 

Siamo quasi arrivati alla fine della stagione e posso dire che è stato un primo anno di fantastiche competizioni gravel. Ho avuto successo, molti podi e un periodo incredibile di competizioni in tutto il globo, il tutto in sella alla bici più bella del mondo e con i componenti più belli del mondo.

Il grande finale dell’anno, tuttavia, sarà il primo Campionato del Mondo Gravel UCI in Veneto, in Italia [8-9 ottobre 2022].

Sarebbe bello fare qualcosa di speciale lì. Spero che la gente venga a vederci perché sarà fantastico.

 

 

 

Entdecken Sie Ekar

Entdecken Sie Levante

 

cLauraFletcher

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