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I cinque momenti più memorabili del Tour de France per Campagnolo

18 luglio 2022
I cinque momenti più memorabili del Tour de France per Campagnolo

Da Gino Bartali a Tadej Pogačar, Campagnolo ha assistito a tante straordinarie imprese al Tour nel corso degli anni.

 

1 GINO BARTALI, 1948

 

 

I successi di Gino Bartali si spingono ben oltre il ciclismo. Cinque volte vincitore di un Grand Tour, è stato uno dei più grandi ciclisti del mondo tra il 1935 e il 1954, l’anno del suo ritiro, ma sono gli atti di grande eroismo che ricordiamo di questo straordinario corridore.

Nel 2010 si venne a sapere che, durante la Seconda guerra mondiale, Bartali salvò la vita di oltre 800 persone usando il manubrio della sua bici per occultare documenti d’identità contraffatti, consegnandoli, assieme ai visti di uscita, agli ebrei datisi alla macchia, consentendo loro di sfuggire alla deportazione nei campi di sterminio.

Nascose inoltre un’intera famiglia ebrea nella sua cantina, un atto che secondo uno dei sopravvissuti salvò la vita di tutti i familiari. Sul fronte ciclistico, Bartali vinse tre Giri d’Italia e due edizioni del Tour de France, la seconda delle quali nel 1948, ben 10 anni dopo la prima vittoria.

La Grande Guerra non consentì infatti a Bartali di conquistare altre vittorie al Tour in quegli anni, ma, come abbiamo appena menzionato, Gino si rifece nel 1948 aggiudicandosi la corsa e ben sette tappe. Coprì i 4.922 km tagliando il traguardo dell’ultima tappa in testa alla classifica, con oltre 26 minuti di vantaggio sul secondo classificato, Briek Schotte, diventando così il primo corridore a vincere il Tour con un gruppo Campagnolo.

 

2 EDDY MERCKX, 1969

 

 

Cosa hanno in comune l’astronauta Neil Armstrong e la leggenda del ciclismo Eddy Merckx? Sì, avete indovinato: Merckx vinse il primo dei suoi cinque titoli al Tour de France (un record che detiene con altri cinque corridori) lo stesso giorno in cui Armstrong divenne il primo uomo a mettere piede sulla Luna.

E il belga conquistò il titolo in grande stile...

Il 1969 iniziò bene per Merckx che utilizzava un gruppo Campagnolo (Nuova) con le vittorie alla Vuelta a Levante (Levante, ovviamente, è anche il nome della nuova ruota per gravel di Campagnolo) e alla Parigi-Nizza. Si aggiudicò quindi il Giro delle Fiandre prima di partecipare a una serie di competizioni che lo vide vincitore nove volte in 17 giorni.

In vista del Tour de France, Merckx aveva sfoltito il suo calendario di gare, presentandosi fresco e ben allenato per il suo nuovo obiettivo: quello di vincere una Grande Boucle per la prima volta.

Il belga si rivelò anche essere in una forma strepitosa, conquistando quattro frazioni prima dell’impegnativa diciassettesima tappa sui Pirenei. Risalendo il Tourmalet, Merckx corse spalla a spalla con i principali aspiranti al titolo prima di ingranare un rapporto durissimo nel tentativo di staccare il gruppo in una fuga da molti considerata suicida.

 

 

Merckx raggiunse la vetta del Tourmalet con un vantaggio di 45 secondi, senza mollare mai, aumentando il distacco a 8 minuti al termine della scalata del Col du Soulor e del Col d’Aubisque.

Fu un’incredibile dimostrazione di forza... ma nel ciclismo le cose possono cambiare da un momento all’altro: a 50 km dall’arrivo, il belga andò in crisi ipoglicemica e dovette “mettercela tutta, come non mai”, come lo stesso Merckx disse dopo la tappa.

Si aggiudicò quella che molti considerano la sua più grande vittoria di sempre conquistando il titolo assoluto con quasi 18 minuti di vantaggio sul francese Roger Pingeon.

 

3 BERNARD HINAULT, 1978

 

 

È difficile credere che il trionfo di Bernard Hinault al Tour de France del 1985 sia stata l’ultima volta che un corridore francese abbia conquistato la maglia gialla. Quella del 1985 fu la quinta vittoria per il francese, arrivata sette anni dopo il primo trionfo.

Nel 1978, Hinault, vinse il suo primo GrandTour, la Vuelta a España, che allora si svolgeva in primavera, per la squadra Renault-Gitane-Campagnolo, su bici dotata di gruppo Campagnolo.

Il risultato fece salire le quotazioni di Hinault nel peloton e, durante il Tour de France, il gruppo scelse proprio Hinault come portavoce in occasione di uno sciopero indetto per protestare contro la suddivisione delle tappe del percorso.

Al termine della tappa 12a per Valence-d’Agen, i corridori scesero dalle loro bici e tagliarono il traguardo a piedi in segno di protesta. Hinault si era guadagnato il titolo di “boss” del Tour de France.

Sempre alquanto sicuro di sé, Hinault sembrò acquisire ancora più confidenza, conquistando la maglia gialla nella cronometro finale, con un vantaggio di oltre 4 minuti sui concorrenti e vincendo il suo primo titolo al Tour de France con 3’56” di vantaggio sul secondo classificato.

 

4 MARCO PANTANI, 1998

 

 

Marco Pantani è considerato il più grande scalatore della storia di questo sport. Dimostrò la sua superiorità sui tornanti già nelle edizioni del 1994 e del 1995 del Tour de France, quando conquistò la maglia bianca della classifica dei giovani.

Nel 1994, conquistò il terzo posto assoluto nel suo Tour d’esordio, impresa che eguagliò nel 1997.

Nella primavera del 1998, Il Pirata deliziò i tifosi di casa vincendo il suo primo GrandTour, il Giro d’Italia, conquistando anche la maglia azzurra degli scalatori.

Pantani aveva sicuramente la forma per affrontare il Tour de France, ma aveva anche la necessaria freschezza? Il prologo d’apertura non lasciò presagire nulla di buono, visto che Pantani si classificò 181° su 189 corridori. Tuttavia, poiché la tappa era di soli 5 km, il cesenate non perse molto tempo.

Alla quindicesima tappa, il favorito, Jan Ullrich, deteneva il comando della classifica generale; Pantani era quarto a oltre 3 minuti.

 

 

La 15a tappa, di 189 km, da Grenoble a Les Deux Alpes, fu la prima delle tappe alpine. Il maltempo, con pioggia torrenziale e freddo pungente, accompagnò i corridori per tutta la frazione. Ma le condizioni avverse non scoraggiarono Il Pirata che, utilizzando il gruppo Campagnolo Record e ruote Shamal, sfidò il diluvio e la concorrenza conquistando la vittoria di tappa con quasi 2 minuti di vantaggio su Rodolfo Massi.

Ullrich, afflitto da problemi di forma e anche da un po’ di sfortuna, tagliò il traguardo con quasi 9 minuti di ritardo. Pantani aveva conquistato la maglia gialla, con quasi 4 minuti di vantaggio su Bobby Julich.

Indossò la maglia gialla fino a Parigi, diventando il settimo corridore nella storia a completare la doppietta Giro-Tour nella stessa stagione.

 

5 TADEJ POGAČAR, 2020

 

 

È l’inizio del 2019 e uno sloveno relativamente sconosciuto di nome Tadej Pogačar si presenta al Tour Down Under al suo debutto con la squadra UAE Team Emirates. Pogačar aveva lasciato nella off-season la squadra locale Ljubljana Gusto Xaurum dopo aver vinto il Tour de l’Avenir nel 2018.

In Australia dimostrò di avere potenziale, piazzandosi al 13° posto assoluto. Un buon inizio, ma non tale da preparare la concorrenza e il mondo intero a ciò che sarebbe accaduto dopo.

A settembre, aveva vinto tre tappe del suo primo gran Giro, la Vuelta a España, classificandosi terzo nella classifica generale, a cui fece seguito la vittoria nella Volta a la Comunitat Valenciana nel febbraio 2020.

A cause del COVID, gli organizzatori si videro costretti a rimandare l’inizio del Tour de France a fine agosto. Dopo le sue prestazioni in Spagna, il team UAE decise di eleggere Pogačar uomo di punta della squadra.

Sarebbe riuscito ad arrivare tra i primi cinque? Forse. Un podio? Probabilmente no.

Una prima settimana molto positiva vide Pogačar assestarsi al 16° posto, e dopo un nono posto nell’ottava tappa, lo sloveno riuscì a entrare nella top 10 (nona posizione). La nona tappa, da Pau a Laruns, era la seconda frazione di montagna consecutiva... e fu anche il momento della svolta per lo sloveno che, battendo in volata Primož Roglič, diventò il più giovane vincitore di tappa del Tour da qualche decennio a questa parte.

 

 

Ora in settima posizione, la top five era sicuramente più realistica. Dopo la vittoria nella quindicesima tappa, il secondo posto sembrava ormai consolidato, mentre Roglič sarebbe potuto diventare il primo sloveno a vincere il Tour.

La 20a tappa era una cronometro di montagna, di 36,2 km, da Lure a La Planche des Belles Filles. Sulla carta, Roglič era il cronoman più forte e con 57 secondi di vantaggio su Pog, il primo posto nella classifica generale sembrava una formalità.

Ma nel ciclismo non bisogna mai dare nulla per scontato. 

Pogačar, sfruttando al massimo il suo gruppo Campagnolo Super Record EPS e le ruote Bora, fece registrare un tempo di 55’55”, e ora era il turno di Roglič.

In genere molto sicuro di sé, Roglič sembrava in grande difficoltà, perdendo preziosi secondi a ogni pedalata. Roglič finì a quasi 2 minuti da Pogačar, il quale divenne il più giovane vincitore del Tour nel secondo dopoguerra.

Lo sloveno si sarebbe facilmente ripetuto nel 2021 e le tre vittorie di fila al Tour sembrano ora essere una concreta possibilità.

 

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